Il nostro teatro

di Esther Fenizia Galdo

 

La scelta della rappresentazione teatrale quale strumento di comunicazione e di crescita relazionale, per dare valori alla vita e vita ai valori alla ricerca del "senso", si fonda sulla consapevolezza del bisogno profondo di espressione e di comunicazione proprio dei giovani:

- Si parte da un testo che non pretende di legare alla pagina, ma che dà spazio alla creatività della mente e del corpo.

- Si perviene ad una " galassia di significati " da ricomporre seguendo una regia collettiva che conferisca un senso nuovo mediante una logica partecipata da tutti i protagonisti.

L'uso del teatro, o meglio delle tecniche teatrali, ai fini comunicativi, pare rispondere a queste esigenze più di ogni altra forma artistico-espressiva. Il teatro infatti possiede un carattere formativo non conducibile a formule troppo scontate. Non richiede mezzi tecnici raffinati né spazi o attitudini particolari. E' il mondo del gioco e della immaginazione, ma poggia su una rigorosa progettualità. Come in un gioco degli scacchi, possiede leggi ferree cui bisogna conformarsi. Risponde, inoltre, a quel bisogno profondo di espressione e di comunicazione che è proprio dei giovani come di ogni essere umano. Consente di partire da un testo, da un evento o da un problema. Se anche parte da un testo teatrale non lega alla pagina, ma dà spazio all'inventiva ed all'autonomia della creazione. Un testo si elabora in riferimento a tematiche, argomenti, problemi che di volta in volta emergono e s'intendono sviluppare.

Il teatro inoltre si presenta come un fatto culturale di ampio respiro, permette il coinvolgimento e la solidarietà di gruppo, porta al confronto e alla consapevolezza del valore della collaborazione ed è uno stimolo alla ricerca. Non esiste un copione da imparare a memoria né il rispetto dell'autore inteso come aderenza fìlologica alla parola scritta. L'autore viene rispettato, ma in un senso più sottile. Si ricercano le risonanze più profonde, le valenze emozionali, i collegamenti storici e di pensiero, da rendere attraverso immagini analogiche e metaforiche, mai naturalistiche (per teatrale si intende l'uso delle tecniche del teatro di sperimentazione degli anni '60/'70).

Il testo viene inoltre rivissuto attraverso le esperienze dei giovani. Non ci sono quindi primi attori né vengono richieste particolari attitudini rispondenti ad una teoria teatrale. Chiunque lo desideri può partecipare e viene fatto agire in base alle proprie peculiarità. Non si richiede quindi una dizione perfetta o un uso raffinato del corpo. Per quanto riguarda la voce, si tenta però di studiare il rapporto tra corpo e spazio, in modo che essa giunga allo spettatore, la cui funzione è considerata essenziale. Se c'è inflessione dialettale, viene mantenuta e se esiste un difetto di pronuncia, viene esasperato in modo da risultare caratterizzante o passato sotto silenzio.

Si procede quindi ad un censimento delle capacità dei singoli studenti, dallo sport alla danza, che vengono usate nella economia dello spettacolo. Ai giovani si richiede perciò soltanto di essere se stessi e di attenersi alle regole che la realizzazione di un prodotto più o meno artistico esige. Vengono di volta in volta assegnati ai giovani esercizi miranti a decondizionare la mente, potenziando l'espressivitá del corpo.

Gradualmente gli studenti imparano ad agire in maniera autonoma, liberandosi dalle scorie della cultura di riporto. All'inizio infatti tendono tutti ad imitare questa o quella trasmissione televisiva, ricalcando i linguaggi e gli atteggiamenti degli autori maggiormente popolari. Gli esercizi di training e di warm up sono quelli classici diretti anche all'uso della voce in rapporto allo spazio. Vengono fornite delle tematiche in forma di gioco con indicazioni precise sulla situazione da elaborare.

Si arriva così alla costruzione di un non-testo che attende una operazione di costruzione o codifica. Con l'attivazione di un percorso di senso, che passa necessariamente attraverso le maglie di un vissuto individuale, i significanti acquistano una logica contestualizzandosi in uno spazio che tutti i partecipanti (attori, registi, spettatori) circoscrivono. Si attiva così il processo di trasferimento, attraverso l'azione scenica, della personalità di ciascuno da persona a personaggio: sembra pertanto opportuno definire il progetto, sinteticamente, come

TEATRO COMUNICAZIONE

Esther Fenizia Galdo